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Vittoria della Sinistra in Salvador

Riceviamo e pubblichiamo. Articolo inviato da Inti il Giovedì, 19 marzo @ 09:31:37 CET

Succede nel MondoVent'anni dopo aver lasciato le armi, la vecchia guerriglia salvadoreña arriva al governo

Copio la notizia da Liberazione.
Poi, volendo se ne può discutere in "Frequenze Illegali".

(Angela Nocioni)
Vent'anni dopo aver lasciato le armi, la vecchia guerriglia salvadoreña arriva al governo. Il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (Fmln) ha vinto con il 52% sull'antico rivale, l'Arena (48%), la formazione di destra al potere dalla firma degli accordi di pace. Ha vinto con un candidato che di guerrigliero ha ben poco, Mauricio Funes, giovane giornalista ex Cnn.
Dalla fine della guerra civile, nel 1992, la destra dell'Arena e il Frente si sono confrontati alle urne in quattro occasioni e l'ex guerriglia ha sempre perso. Ha però da tempo il governo di molti municipi. Da lì ha ricostruito, lentamente, il suo consenso.
L'ex guerriglia salvadoreña è controllata ora, internamente, dall'ala comunista. I dirigenti moderati sono stati fatti fuori in ondate successive. C'è stata una lunga guerra dentro il Frente per arrivare alla candidatura di Funes, che si dice di «centrosinistra», indica come suo modello politico continentale il presidente brasiliano Lula da Silva e raccomanda di mantenere «buone relazioni con gli Stati uniti». I duri del Fmln l'hanno chiamato «il candidato mediatico» lasciando intendere che sì, il leader ha opionioni non estreme, ma nel partito tira un'altra aria. Alla fine l'hanno presentato con accanto un vicepresidente noto per appartenere alla sinistra ortodossa, l'ex comandante Salvador Sánchez Cerén.
Il suo primo discorso da presidente Funes l'ha fatto in giacca scura, evitando la camicia rossa degli ex guerriglieri, ma scortato dai vecchi comandanti che l'hanno ascoltato pronunciare un discorso pacato, misuratissimo, in cui si è preoccupato di auspicare «buone relazioni» con l'amministrazione Obama. Negli Stati uniti vivono tre milioni di salvadoreñi che mantengono con le rimesse mezzo Paese. «Questa notte c'è nell'aria lo stesso sentimento di speranza che rese possibile l'accordo di pace - ha detto Funes domenica notte -. Quello di oggi è un nuovo patto di riconciliazione che il nostro Paese fa con se stesso. Per questa ragione invito le differenti forza sociali e politiche a costruire insieme il futuro. Ha vinto lo spirito di cittadinanza che ha creduto nella speranza e ha vinto la paura».
Funes ha evitato la contrapposizione con una destra che ha evocato in tutti i modi «il pericolo comunista» e un imminente «dominio venezuelano». La propaganda elettorale di Arena è stata tutta centrata sull'immagine di Hugo Chàvez, descritto come un dittatore nemico deciso a conquistare El Salvador con petrolio e consulenze militari. Argomento di polemica è stato, per tutto il periodo pre elettorale, l'aiuto in tema energetico promesso dal Venezuela ai municipi governati dal Frente.
Il neopresidente ha accortamente bandito commenti su Hugo Chàvez, ha detto una volta «rispetto le relazioni che il mio partito mantiene con Chàvez ma non sto cercando una relazione preferenziale con lui» e anche domenica notte, quando ha parlato di politica estera, ha ripetuto più volte la parola «indipendenza». «Voglio una politica estera indipendente - ha detto - voglio una politica di integrazione centramericana e voglio un rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti». Parole di stima e di ringraziamento per le forze armate, per la disciplina mantenuta durante la giornata del voto, un riconoscimento interessante da parte del leader di un partito che nell'esercito salvadoregno ha visto per decenni il nemico. Funes ha citato Óscar Arnulfo Romero, l'arcivescovo ucciso sull'altare della cattedrale di San Salvador, dopo aver chiesto ai soldati che disobbedissero all'ordine di uccidere. « Monseñor Romero ha detto che la chiesa aveva una opzione preferenziale per i poveri. Questo farò io. Favorirò i poveri e gli esclusi». I dati ufficiali registrano come «povero e molto povero» il 37% della popolazione in Salvador. L'analfabetismo è al 19%. Il Paese esporta sostanzialmente caffè. Dipende in tutto dall'economia statunitense e dalle rimesse dei suoi emigrati che costituiscono la seconda voce nelle entrate.
A San Savador la tensione è stata alta prima dei risultati. Alla campagna molto aggressiva della destra, che ha giocato male la carta dei lauti finanziamenti arrivati a Funes da un miliardario imprenditore, è corrisposta per settimane la voce insistente, proveniente da alcune delle file del Fmln che se la sinistra non avesse vinto sarebbe stato per colpa di un intervento dei militari. La tensione si è sciolta solo quando Rodrigo Ávila, candidato della destra, è comparso in pubblico per accettare la sconfitta.

 
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Gilmore (Voto: 1)
di magen1234 il Sabato, 06 dicembre @ 14:12:57 CET
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